CALCIO FEMMINILE : COL CICLO INFORTUNI PIU’ LUNGHI

Non è vero che il ciclo mestruale espone le calciatrici a un numero maggiore di infortuni. A chiarirlo è uno studio recente che ha analizzato 33 atlete di alto livello della Liga F spagnola tra il 2019 e il 2023, mettendo però in evidenza un aspetto spesso trascurato: la gravità delle conseguenze quando un infortunio avviene durante le mestruazioni.

Il dato chiave smonta un luogo comune diffuso: il sanguinamento non aumenta il rischio di farsi male. Tuttavia, se l’infortunio arriva proprio in quei giorni, l’impatto è decisamente più pesante.

I numeri parlano chiaro:

tempi di recupero triplicati: le atlete che si infortunano durante il ciclo restano lontane dal campo tre volte più a lungo rispetto a chi subisce lo stesso problema in altre fasi del mese;

tessuti molli particolarmente colpiti: per muscoli, tendini e legamenti si registrano 684 giorni di stop ogni 1.000 ore di attività durante le mestruazioni, contro i 206 giorni nei periodi senza sanguinamento.

“Il ciclo non fa aumentare il numero degli infortuni,” sottolinea Eva Ferrer, specialista in medicina sportiva del Barça Innovation Hub, “ma incide pesantemente sui tempi di guarigione, che possono moltiplicarsi.”

Perché il recupero è più lento?

Secondo Ferrer non esiste una singola causa, ma una combinazione di fattori fisiologici legati al calo degli estrogeni tipico di questa fase:

rigenerazione muscolare rallentata: alcuni ormoni ostacolano i processi di riparazione delle fibre;

controllo motorio meno efficiente: dolore, affaticamento e disturbi del sonno riducono precisione e coordinazione dei movimenti;

infiammazione e carenze di ferro: la perdita di sangue può abbassare la resistenza fisica, mentre lo stato infiammatorio naturale del ciclo può aggravare il danno ai tessuti.

“Gli ormoni non sono necessariamente la causa dell’infortunio,” conclude l’esperta, “ma possono determinarne la severità e allungare i tempi di rientro.”

La risposta non è fermarsi, ma adattarsi

La soluzione non è tenere le giocatrici a riposo, bensì costruire allenamenti su misura. Lo studio suggerisce che anche piccoli accorgimenti possono ridurre i rischi:

riscaldamenti più lunghi e mirati, soprattutto nei giorni più delicati;

gestione intelligente delle alte intensità, modulando sprint e accelerazioni;

recupero potenziato, con maggiore attenzione a nutrizione, sonno e trattamenti post-allenamento.

Verso una medicina sportiva davvero femminile

Pur con alcuni limiti (campione ristretto, dati in parte auto-dichiarati), la ricerca lancia un messaggio chiaro: è il momento di superare modelli costruiti sul corpo maschile e sviluppare un approccio scientifico pensato specificamente per le atlete.

Non a caso, anche la FIFA ha avviato un finanziamento mirato per approfondire il legame tra ciclo mestruale e rottura del legamento crociato anteriore, uno degli infortuni più temuti nel calcio femminile.

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